MAV

MUSEO ARCHEOLOGICO VIRTUALE

 

 

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Il MAV è un progetto  finanziato  dalla

Amministrazione Provinciale di Napoli.

 

Questa presentazione contiene la ricostruzione virtuale del progetto del MAV ideato dalla Capware. La completa realizzazione degli allestimenti previsti dipenderà dall’entità dei finanziamenti ricevuti. Resta comunque la certezza che successivi interventi e sponsorizzazioni riusciranno in ogni caso a completare l’opera.

 

     Ogni ritorno al passato - sia esso un sogno, la lettura di un libro, la visita di uno scavo archeologico o di un museo – presuppone sempre una mediazione.

Il nostro orizzonte e l’orizzonte di chi osserviamo devono cercare di avvicinarsi sempre di più. La difficoltà sta nel fatto che l’orizzonte non è mai dato una volta per tutte, non conosce stabilità: quando ci muoviamo esso si muove con noi, e quando ci fermiamo rimanda sempre a un oltre, che non possiamo mai semplicemente abbracciare con uno sguardo.

Allestire  un museo è mostrare  un orizzonte. Farlo attraverso la tecnologia è dichiarare la consapevolezza del nostro orizzonte. Il problema, però, della maggior parte delle attuali installazioni museali risiede nell’esibizione della tecnologia: le macchine mostrano se stesse, non gli effetti che dovrebbero produrre, e si compiacciono della articolatissima seppure predefinita lettura che propongono.

E’ necessario che il controllo del sistema informatico avvenga tramite una tecnologia amichevole e trasparente che induca a emozioni e riflessioni istintive. Da consumare con il coinvolgimento degli altri visitatori.

E’ per questo che occhiali, caschi, mouse e tastiere, devono lasciare il posto a interfacce intuitive che riescano a rendere emotiva la relazione e coinvolgente il risultato. Le immagini devono sfondare gli schermi e adagiarsi su materiali a noi familiari. Il racconto deve superare i formalismi e le astrazioni della didascalia: esso deve  suggerire non spiegare, accennare non risolvere. Lasciare una traccia nella mente, invisibile ma indelebile.

La sfida estrema che ci siamo posti è quella di verificare la possibilità di un allestimento che faccia a meno della presenza degli oggetti stessi.

Un museo virtuale non è semplicemente una raccolta di immagini  ma un insieme di luoghi.  Luoghi dello spirito in cui quegli oggetti hanno abitato. Riproporre in forma ipermediale significa aggiungere sensazioni, voci, rumori ad oggetti che tolti dal loro ambito naturale hanno perso ogni riferimento originario. Ma anche a oggetti non più reperibili, perduti per sempre. o dispersi nella frammentazione espositiva.

La virtualità rende possibile riunire e ricollocare, allestire esposizioni impossibili e ricche di un contenuto informativo ed emozionale che la sterilizzazione museale classica ha fatto loro perdere.

Una semplice scena rappresentata nella sua essenzialità su un antico vaso potrà prendere vita, animarsi fino a mostrare il movimento che in origine avrebbe voluto catturare. Le immagini dei mosaici, coperti di fango scopriranno la loro antica bellezza al passaggio dei nostri piedi; affreschi ormai persi, fatti solo di luce, sfiorandoli, riacquisteranno i colori perduti.

Una rappresentazione, fatta unicamente di luce, suoni, profumi e sensazioni, affidata unicamente ad un software, rende possibile una ripercorrenza teoricamente infinita nelle sale di un’esposizione che ad ogni passaggio si rinnova e rimodella dando la sensazione di una percorso illimitato. Lungo un itinerario che potrebbe addirittura rimodularsi su richieste specifiche del visitatore, parlargli nella propria lingua e condividere con lui  mezzi e tecnologie, fino a farlo diventare il suo museo.

Lo stesso software che gestisce l’esposizione rapidamente potrebbe sviluppare temi diversi e portare a un radicale riallestimento.La sua leggerezza darebbe una trasportabilità e ubiquità all’esposizione impossibile altrimenti e annullerebbe i rischi connessi allo spostamento degli originali e alla loro vulnerabilità.

Tutto questo rende un’esposizione virtuale un evento inedito e inaudito

 

Gaetano Capasso

  

IL MAV

 

Il MAV sarà ubicato nel nuovissimo edificio che una volta ospitava la vecchia scuola Iaccarino, in via IV Novembre ad Ercolano, a poche decine di metri dall’ingresso alla zona archeologica.

Il complesso, modernamente ristrutturato, si sviluppa su tre piani di 1500 metri circa ciascuno, e sarà circondato da una grande piazza con palme e fontane. Un piano dell’edificio ospiterà le strutture espositive del museo, mentre un altro sarà destinato ad auditorium e sala di proiezione. L’ultimo piano ospiterà una galleria commerciale  con annesso ristorante e roof garden.

Il museo sarà posizionato in zona baricentrica rispetto alla zona archeologica, al Parco del Vesuvio e all’itinerario delle ville vesuviane e ne rappresenterà  la  più suggestiva porta di ingresso.

L’uso della tecnologia più innovativa sarà imponente: computer, laser, realtà virtuale, scanner, ologrammmi, schermi tridimensionali. Ma discreto e perfettamente integrato alla rappresentazione: i monitor diventeranno pozze d’acqua, lastre metalliche, lanterne magiche o specchiere ossidate dal tempo; i suoni e le voci arriveranno direttamente al singolo visitatore senza accavallarsi nelle loro diversità; il freddo e il caldo, gli odori intensi, accompagneranno il viaggio aumentandone la suggestione.

All’interno del museo un sofisticato sistema di comunicazione guiderà i singoli  visitatori parlando o inviando informazioni e approfondimenti nella loro lingua e secondo i loro interessi.

Il piano terra dell’edificio potrà ospitare convegni e ricevimenti che si avvantaggeranno delle infinite e uniche opportunità offerte dalla presenza di una esposizione virtuale: nell’arco di pochi minuti, potrebbe essere momentaneamente sospeso il palinsesto di parte del museo per dedicare le tecnologie espositive al tema del convegno. Per i partecipanti sarebbe una occasione immensa di approfondimento ma anche di grande suggestione emotiva. Certamente inedita nel suo straordinario intrecciouo straordinario di novità e tecnologia.

 

 L’ESPOSIZIONE

 

Pompei. Ercolano, la tragedia di antiche città annientate dalla furia di un vulcano.

Quello che resta di loro è sparso nei vari Musei, le loro rovine  sono visibili a tutti. Nei libri sono raccolte le loro storie. Cos’altro c’era da aggiungere che non fosse stato già detto o già visto?

C’era da andarci a Pompei e Ercolano, quelle vere, di duemila anni fa.

Andarci lungo un filo attraversando passaggi temporali che si aprono all’improvviso, come i tagli delle città all’uscita delle metropolitane della Parigi di Benjamin, o i lunghi piani sequenza scanditi da una musica dei Floyd, o tra  profumi  inebrianti e cupi rombi di tuono.

Andarci con i sensi, tutti, allora può essere diverso. Andarci con i mezzi di oggi è imperativo.  E che altro, se non il virtuale può renderlo possibile?

Ritrovare l’essenza delle cose attraverso una perdita progressiva della loro materialità, lungo un percorso simile a quello dell’Arte.

 

Dalla pesantezza dell’architettura e della scultura, alla bidimensionalità della pittura, fino alla perdita di ogni materialità della poesia e della musica.

E oltre le arti, lo spazio silenzioso del mistero, la soglia tra gli uomini e gli dei.

Una volta affermatane l’esistenza, il percorso successivo è  ritrovarla questa immaterialità nelle cose quotidiane.

Da quando l’uomo è uomo, un oggetto non è mai un semplice oggetto. Un oggetto è una traccia, che ha il suo senso sempre oltre se stesso

E quando infine  l’abbiamo ritrovata scopriamo, grazie alla tragedia di queste città, che se la realtà può distruggere se stessa, l’immateriale, sopravvive ad ogni catastrofe.

Perché Pompei e Ercolano dimostrano che lo spirito ha un cuore che non trema.

 

AL PRINCIPIO  DEL VIAGGIO

 

Nell’atrio  è esposta la riproduzione di una lastra marmorea dell’albo degli ercolanesi che era posto all'ingresso del  foro di Ercolano e conteneva i nomi di tutti i duemila cittadini maschi.

  Videoproiezioni di volti di antichi ercolanesi accolgono il visitatore all’ingresso. Fermandoci ad osservarli cominceranno a raccontare storie della loro vita.

La città di Ercolano, a differenza di Pompei,  fu ricoperta da oltre venti metri di materiale vulcanico, che rese impossibile realizzare uno scavo a cielo aperto, anche perché l’antico sito era e resta  completamente sovrastato dall’attuale città.

Attraverso lo scavo di  una rete di gallerie  vennero riportati in superficie centinaia di statue, oggetti e tesori di ineguagliabile bellezza. Non si poteva che restare stupiti  davanti a  quelle meraviglie  che continuamente risalivano dal sottosuolo dalla Villa dei Papiri, dal Teatro, dalla Basilica:

  

ATTRAVERSO LO SCAVO

-- Avvicinandosi ai graffiti sul muro si riescono ad udire deboli echi delle voci degli antichi abitanti: attori del teatro, amanti che si scambiavano carezze fra i corridoi delle gradinate, le voci degli operai che scavavano e quelle dei primi visitatori, fino alle grida di paura di quanti vi si rifugiarono per proteggersi dalle bombe dell’ultima guerra.

--Da una apertura nella roccia si riconoscono le rovine di quello che doveva essere lo splendido belvedere della Villa dei Papiri. Improvvisamente, in un vortice di sensazioni, i resti di quello splendido colonnato riprendono vita e diventano una terrazza sul mare. Gli spruzzi dell’acqua sembrano veri e una  calda brezza ci avvolge insieme alla voce e al profumo del mare.  Ma tutto avviene in un lampo. Un attimo dopo,  tutto ritorna freddo come prima.

-Sul pavimento, antichi mosaici distrutti dal tempo,  riprendono forma al nostro passaggio e ci introducono alla riscoperta di città perdute da  riconquistare.

OLTRE IL REALE

Varcata la soglia una pioggia di numeri ricopre il visitatore che in quell’insieme di codici scorge la presenza di linee e di forme. Poi i colori riempiono le forme e il mondo virtuale parallelo, reso possibile dalla tecnologia digitale, svela nella sua interezza la bellezza delle antiche città..

 

ARCHEOLOGIA SUBACQUEA 

Un viaggio in un fantastico sottomarino, sui fondali del golfo, alla scoperta di antiche rovine. Da Stabia a Baia, fino a Miseno per ammirare intere città sepolte e splendidi ninfei.

Ma l’emozione è ancora più indimenticabile, perché tutto quello che si vede dai grandi oblo,  magicamente si ricostruisce sui monitor nella forma che aveva prima della distruzione.

 

 IL CAVE: stanze virtuali

     Al centro della grande sala d’ingresso  è posto come un monolite fluorescente, il CAVE, fra vetrine, espositori e proiezioni di oggetti virtuali.  Il CAVE è il modulo di simulazione ambientale all’interno del quale vengono visualizzate ricostruzioni virtuali di case e luoghi delle antiche città. Si può entrare nelle ville più belle, nei teatri e nelle botteghe, passeggiare per le strade e i giardini, visitare i templi e le terme, spaziando con lo sguardo sull’intero orizzonte, come se si fosse in quel luogo, in quel tempo.

Il Cave è una apparecchiatura estremamente sofisticata della quale esistono solo pochi esemplari in Italia, tutti nelle università. Questo di Ercolano è il primo simulatore immersivo non dedicato alla ricerca ed è anche il più grande e più emozionante perché gli ambienti visualizzati sono realizzati con una definizione  di livello cinematografico.

  

OGGETTI di LUCE 

La grande sala centrale ospita apparati espositivi realizzati con le più moderne tecnologie, in una quantità e in una varietà impensabile per gli attuali ambiti museali,  confermando così l’unicità  dell’allestimento e la sua straordinaria forza evocativa..

Ologrammi spaziali, monitor tridimensionali e ad alta definizione,  proiettori olografici e olotouch,  sistemi immersivi e multisensoriali, fanno di questo museo un concentrato di quanto di più straordinario sia oggi prodotto dall’industria del virtuale. Insieme ad un software  di concezione innovativa e a contenuti estremamente emozionali rendono il MAV un posto unico e  indimenticabile.

 

LA RIPRESA DEL MOVIMENTO 

Nuove tecnologie offrono la possibilità di visualizzare modelli tridimensionali di statue ripresi mediante grandi scanner a laser. I modelli possono essere ingranditi, ruotati, misurati, ritoccati, ambientati, rimaterializzati, Tramite un piccolo schermo sensibile è possibile selezionare il modello che verrà visualizzatonello spazio mediante una proiezione olografica.

Indossando un guanto speciale, che utilizza la tecnologia del ritorno di forza, si può aggiungere la sensazione del tatto e della temperatura  così da toccare oltre che vedere il modello e avvertire sotto le mani ogni contorno e venatura. 

- Su una piccola piattaforma in lenta rotazione è posto il modello di un antico vasosul quale sono dipinti come fotogrammi di un film, varie pose di un atleta in corsa. Una piccola lampada strobo, lancia colpi di luce sul vaso che si anima fino a mostrare il movimento che in origine ha cercato di  catturare

  

LA PITTURA

L’infinitamente piccolo nell’  immensamente grande 

Meravigliare, mostrando in tutta la loro grandezza,  i grandi cicli pittorici pompeiani delle ville dei Misteri, di Murecine, di  Oplontis, di Fanio Sinistore,…

Ma usare contemporaneamente macchine che rendano visibile ogni minimo particolare di questi grandi affreschi, come mai sarebbe stato possibile con tecnologie convenzionali.

Mostrare infine, dove queste spettacolari pitture erano collocate, mediante perfette e minuziose ricostruzioni virtuali degli ambienti che le contenevano.

La realizzazione di queste emozionanti scoperte è affidata a una grande multivisione realizzata con sofisticate tecniche di sovrapposizione delle proiezioni, mentre l’analisi dettagliata della pittura è resa possibile dai nuovissimi monitor in alta definizione,  progettati per la diagnostica per immagini.

 

 

IL TEATRO, la musica e la poesia 

In una poesia Ovidio, parlando della guerra, racconta di come all’apparire dell’esercito nemico all’orizzonte, le prime a vedersi siano le teste dei guerrieri e poi man mano i loro corpi fino ai piedi; come quando nei teatri,  il sipario, sul quale solitamente erano dipinti guerrieri in combattimento, lentamente saliva dal pavimento verso il cielo.

Lucrezio ricorda il clima di raccoglimento che le rosee tele del velario,  ondeggianti fra le travi, riuscivano a ricreare nel teatro impedendo ogni distrazione provocata dalla vista dell'esterno. 

Suggestioni come queste sono quelle evocate nella sala. La grande scena del teatro e il palco antistante sono esaltati nella loro dimensione da grandi specchi laterali. Davanti su uno schermo di tulle si materializza la salita del sipario. In alto, ondeggiando al vento, i teli del velario lentamente si tingono di rosso, inondando del colore l’intera stanza. Uno spruzzo impalpabile di acqua di rose avvolge gli spettatori fra voci di attori e suoni di musici.

  

LA DIVINITA’

Abitare la soglia 

Una sala è dedicata al rito e ai misteri. Un sottile velo di nebbia, profumato di essenze rare, sembra isolare la stanza dalle altre. Fiamme virtuali illuminano scorci di affreschi di riti dionsiaci, egizi e di iniziazione.

Maschere di satiri sembrano proiettate lungo le pareti. Ma esse si fanno attraversare dalla nostra testa, che cerca di provarle, e ci mostrano un mondo di luci e di allucinazioni, perché esse sono poste sulla soglia che separa il reale dal mistero. 

Una straordinaria tecnologia, qui utilizzata  per la prima volta, proietta un’’immagine olografica nell’aria, senza l’uso di schermi, di nebbia o di vetri. Chi guarda può attraversarla come fosse un passaggio che si apre su una nuova stanza.

 

SOTTO LA LUNA DI POMPEI 

La notte è stato il tempo per varcare la soglia del mistero ma è anche l’ora per conoscere Pompei; poche persone si attardano per strada, ubriachi, carrettieri, gente in cerca di facili amori. Dal Foro, passando per il lupanare, arriveremo al porto dove botteghe e imagazzini sono sempre aperte per i loro commerci con le navi.

Grandi multivisioni mostrano le immagini della città di notte, accompagnata dalla musica vibrante di un flauto e da voci e suoni localizzati. Il cielo si accende di mille punti luminosi e il Vesuvio sorveglia impassibile la notte.

In fondo la Pompei che conoscevamo è stata sempre quella illuminata dalla luce del giorno. Questa è veramente inaspettata.

  

LE TERME E L’ARENA: il piacere e l’ardimento 

Riprovare l’emozione del gladiatore chiamato al combattimento: seguirlo attraverso il lungo e freddo corridoio che dal silenzio e dall’oscurità dei sotterranei conduce al fragore, al caldo e alla luce accecante dell’arena. Il rumore dei cancelli, le grida dei soldati, gli incitamenti dei compagni, i ruggiti delle belve, le grida della folla, vi accompagneranno fino all’ingresso nell’arena.

Uno stretto corridoio introduce in un ambiente nebbioso e bluastro, saturo di vapore: attraverso una porta si intravede una vasca  nella quale, su uno schermo d’acqua, vengono proiettate diafane immagini di donne al bagno.

Una strumento fantastico  fa sentire i profumi delle antiche essenze. Riflessi nell’acqua di una fontanina, si intravedono i volti di donne romane, mentre dalle finestre incombe il muro di lava che seppellì la città.

 

 

LA CASA E LA FAMIGLIA 

La casa romana prende la luce da un atrio interno, non ha quasi finestre sulla strada. Una  protezione a garanzia della sicurezza e della intimità della famiglia.

La sala mostra interni di case pompeiane, rese vive dalla luce che vi entrava dall’alto e dalle voci dei suoi abitanti.

Vetri velati diventano diafani al nostro avvicinarci e materializzano oggetti nei quali sono ancora conservate tracce del loro antico passato: uno specchio d’argento per il trucco nel quale si intravede la ragazza che l’usava; una coppa di vetro per il vino che conserva ancora i riflessi dei banchetti ai quali partecipava…

 

 

LA BIBLIOTECA DELLA VILLA DEI PAPIRI 

Un grande portale disegnato su una parete translucida introduce nello sala dedicata ai papiri ritrovati nella villa di Ercolano e rimanda al sogno di ritrovare la grande biblioteca.

Su un grande schermo di carta pergamena  sono mostrati i volti di filosofi i cui ritratti sono stati ritrovati nello scavo.  Su un touch-screen è possibile scegliere, per autore o per argomento, un papiro, e visualizzarne  alcuni frammenti.

  

 

L’ERUZIONE 

Due videoproiettori, uno frontale e l’altro dall’alto, colorano e animano un grande plastico di colore bianco dell’area vesuviana.

I vari momenti dell’eruzione del 79 si susseguono mostrando  le colate  di lava, le bombe piroclastiche, le nubi di cenere e le terrificante nubi ardenti procedere e distruggere paesi e campagne..

 La fine delle città e dei loro abitanti viene contemporaneamente mostrata su grandi monitor olografici: le immagini di: Pompei, Ercolano, Oplontis, Stabia, si alternano con  sismogrammi, rilievi di gas e temperature, insieme alle tristi notizie di morti e feriti. Come in un moderno studio televisivo, assistiamo alla tragedia in diretta.

 

 

LA FINE 

Come muti e bianchi fantasmi, i personaggi del film “Gli ultimi giorni di Pompei”  “  ripetono la rappresentazione della loro tragedia

I colori violenti, il fragore del vulcano e le grida della gente, si trasformano nel muto bianco e nero  delle immagini, fino a disfarsi nel nero assoluto di uno stretto e buio corridoio.

Percorrendolo si odono solo gemiti e tuoni lontani. Poi il silenzio è rotto solo dal crepitio leggero dei piedi sui lapilli, mentre la fiamma di poche candele lentamente di spegne 

... scese l'oscurità, non quella di una notte senza luna o nuvolosa, ma quella di una stanza chiusa in cui fosse stata spenta una lampada. Si udivano le urla delle donne, il pianto dei bambini, e voci di uomini che gridavano; alcuni chiamavano i genitori, altri i figli o le mogli, cercando di riconoscerli dalla voce….  (Plinio il Giovane- I secolo d.C.)

 

 

 IL TERMINE DEL VIAGGIO 

Alla fine del buio passaggio, uno squarcio di luce riscopre le rovine della città. Si ritorna da dove si era partiti.

Specchiandosi nell’acqua di un pozzo ci si rivede come fermati nel tempo; i nostri gesti sono riflessi rallentati e in ritardo, cone se avessero perduto ogni riferimento temporale. Un senso di smarrimento ci sorprende, come di chi è sul limite di una soglia che divide due realtà sovrapposte..

Poi lungo la ripida scala, si esce a riveder le stelle; quelle vere.

     ….Il nostro gioco è finito. Gli attori, erano spiriti, e scomparvero nell’aria leggera. Come l’opera effimera del mio miraggio, dilegueranno le torri che salgono su alle nubi, gli splendidi palazzi, i templi solenni, la terra immensa e quello che contiene…… Noi siamo fatti della stessa natura dei sogni….(Monologo di Prospero da La Tempesta di W. Shakespeare)

 

  

AUDITORIUM 

Un grande auditorium di 400 posti è ospitato al piano d’ingresso del museo.

La sala è dotata di proiettori stereoscopici wide screen, audio dolby TX multilingue e pannellature ad elevata fonoassorbenza.

I visitatori del museo potranno assistere alla visione di filmati in computer grafica di ricostruzioni virtuali delle antiche città distrutte dal Vesuvio, ma anche di documentari archeologici e video di concerti, come quelli dei Pink-Floyd nell’anfiteatro di Pompei nel 1971.

Intorno all’auditorium sono collocate numerose sale che possono ospitare particolari esposizioni, meeting o workshop collegati alla visita al museo o utilizzabili nell’ambito di convegni e manifestazioni che vi potranno essere organizzati.

Dall’atrio dell’auditorium si può accedere a un grande bookshop e alla galleria coperta del piano superiore, con bar, ristorante e negozi.

 

 

EXPO MAV 

Il MAV è un museo interamente virtuale nel quale l’apporto di scenografie stabili è  minimo. . Con un semplice clic, cambiando il software, si può avviare  un nuovo palinsesto narrativo.

Un numero enorme di videoproiettori, simulatori ambientali, proiettori olografici, effetti audio, impossibile da trovare altrove; un auditorium di 400 posti, dotato dei più moderni sistemi video, audio; una galleria coperta con bar, ristoranti, servizi turistici e collegamenti satellitari con le grandi piazze del mondo. Tutto questo si rende disponibile per ospitare mostre straordinarie o convegni dall’appeal tecnologico e originalissimo: io uno scenario straordinario, fra la zona archeologica, le ville vesuviane, la costiera e il Vesuvio.

Un modo unico e nuovissimo che rivoluziona i concetti di esposizione e di convegno. L’allestimento di una mostra sulla Coppa America di Vela e sulle potenzialità offerte dalla costa flegrea potrebbe utilizzare i simulatori ambientali per far rivivere l’emozione di una regata;  la mostra di Parigi sui Pink Floyd,  che a Pompei hanno dedicato uno dei loro video più famosi; potrebbe avvalersi delle multivisioni e degli straordinari effetti audio; un’esposizione dedicata a un Museo o un artista, avrebbe a disposizione le più moderne tecnologie di visualizzazione dell’infinitamente piccolo e dell’immensamente grande; un convegno per il lancio di un prodotto ne proietterebbe suoi ologrammi nello spazio.….

MIVES-  La rete dei Musei Intermediali Vesuviani

Mives è  la proposta della Capware rivolta ai territori dell’area vesuviana che hanno arte, paesaggi, cultura e tradizioni da condividere col mondo.

Mives è una rete di musei e parchi intermediali da localizzare nei comuni intorno al Vesuvio, il cui principale obiettivo è la promozione e il decentramento dell’offerta turistica sul territorio vesuviano, con progetti esclusivi, fortemente innovativi e rivoluzionari nelle tecnologie e nelle  forme di comunicazione utilizzate.

La sinergia fra i vari musei non farà altro che potenziarne la reciproca attrattività, mentre la centralizzazione dei servizi di  gestione e promozione garantirà il contenimento dei costi di esercizio.

Il MAV è il primo a partire. Lo aspettano: Vesuvius, Città della Filosofia, Europoli …

 

        CAPWARE

La Capware è nata nel 1984 come software house specializzata in computer grafica. Da oltre dieci anni, Capware realizza ricostruzioni virtuali e produzioni multimediali per l’arte, utilizzate dalle più importanti reti televisive fino a diventare il maggior produttore europeo di filmati in computer grafica per l’archeologia

Oggi la Capware è specializzata nell’utilizzo delle più moderne tecniche di comunicazione per la promozione della cultura: dall’informatica, alla computer grafica, all’elettronica, alla scenotecnica e illuminazione, disponendo per ciascuna di esse di staff tecnici di grande e qualificata competenza.

Questo enorme bagaglio di esperienza e di professionalità, unitamente al prestigio dei clienti e dei progetti realizzati, pone  Capware ai primi posti  nella progettazione e produzione  di tecnologie al servizio della cultura e la rende unica nella realizzazione di allestimenti basati su tecniche virtuali.

 

Ricostruzioni virtuali e editing:   Capware, Tecnologie per la Cultura

                                                   Via Augusto 65,  Ottaviano

                                                        tel  081-5288605   www.capware.it  

 

 

 

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English Version

The Comune of Ercolano

The Administration of the Province of Naples

 

MAV

VIRTUAL ARCHAEOLOGICAL MUSEUM

 

A tour around the archaeological wonders of the province of Naples

Project by G. Capasso  - © Capware 2003

 

Every return to the past, whether it is a dream, the reading of a book, a visit to an archaeological site or to a museum necessarily presupposes a mediation.

Our own horizon and that of those we observe ought to draw closer. The problem is that the horizon is never a fixed one, and when we move it moves with us; when we stand still it always refers us to a place beyond, which we are unable to capture at a glance. It is obvious that today technology constitutes the horizon within which we move.

Nothing today seems further removed from art than technology, and yet it is precisely what these have in common (in the original sense of the Greek tecné)  that brings us to radically reconsider the question.

The arrangement of a museum entails the presentation of a horizon. The obstacle, however, with the majority of modern museum arrangements, is precisely in the exhibition of the technology. The technological equipment exhibits itself rather than the effects it should produce, and seems to revel in the highly articulated, if predefined, reading it proposes. 

It is essential that control of the information system should take place through a non-hostile and transparent technological form capable of producing feelings and instinctive reflections. It should be enjoyed together with the other visitors, who should not be made into the passive witnesses of the interaction of others.

For this reason goggles, helmets, keyboards and mouse, cables and monitor need to make space for intuitive forms of interface capable of generating feelings during the interaction and producing a sense of involvement.

The images should burst through the screen and agaist backgrounds that are familiar. The ‘story’ should overcome formal details and the explanatory abstractions by suggesting rather than explaining, by hinting rather than giving answers. It should leave a mark in our minds that is invisible but indelible.

The extreme challenge that we have set ourselves is the realization of an exhibition that dispenses with the presence of the objects themselves.

The absence of the objects forces us to re-evaluate their contexts, not as re-evocations (which, given our different situation, are largely impossible for us) but those that engage our feelings. A virtual museum is not simply a collection of images, but  a set of places in the spirit in which those objects existed and played a role. Their re-proposal in hyper media entails the addition of sensations, voices and sounds to objects which, having been divorced from their natural contexts have lost their original reference points. And this also occurs in the case of objects no longer retrievable, or those that have been dispersed by exhibition in various places.

The use of virtual technology makes possible the collection and rearrangement of impossible exhibitions which contain a wealth of information and emotional contents which the sterility of classical museum exhibition had taken away.

A simple scene represented in it barest form on an ancient urn will come to life to the point of showing the movements that it had originally intended to capture. The images of mud-covered mosaics will unveil their beauty with the passing of our feet. Frescoes that are now lost and show only  swathes of light will retrieve their colours at our touch.

A software representation made up exclusively of light, sounds, perfumes and sensations makes possible a succession that is, in theory, infinite in an exhibition which at every visit remodels and renews itself giving the sensation of  limitless possibilities. The itinerary is even  capable of remodelling itself at the specific requests of the visitor, of speaking in his own language and sharing with him technology and possibilities, to the point of becoming his personal museum.

The same software that operates the exhibition is capable of developing a variety of themes and bringing about  radical rearrangements. This versatility would give the exhibition an otherwise impossible  transportability and accessibility and would annul the risks involved in the physical transport of the fragile original exhibits.

All these features combine to make a virtual exhibition a radically new and unprecedented event.

 

THE MAV

The features mentioned above find their concrete realisation in the Virtual Archaeological Museum (MAV) and in its exhibition dedicated to the ancient cities of Herculaneum and Pompeii.

The large quantity of reconstructions produced by Capware on its two websites and the extraordinary  multi-medial materials accumulated during the course of the work have made possible the immediate realisation of the contents of the exhibition.

The MAV will be housed in the modern building in Via IV Novembre in Ercolano, on premises previously occupied by the Iaccarino School,  a short walk from the entrance to the archaeological site.

The building has been restructured and modernised throughout its three1500 square metre floors and will be surrounded by a beautiful square with tall palm trees, fountains and pathways. The lower ground floor will house the museum’s exhibition equipment, while the first floor, to be arranged as an auditorium, will also act as a projection hall and have classrooms where the visits will terminate. The top floor will contain an indoor shopping gallery and a restaurant area.

The museum is located midway between the archaeological site itself, the National Park of the Vesuvius and the itinerary of the historic villas of the Vesuvius, thus acting as their most appropriate gate of access.

There will be an impressive array of the most up to date technology, ranging from computers, lasers, virtual reality, scanners, holograms, metallic plates, magic lanterns and timeworn mirrors.

 The various sounds and voices will reach the ears of each individual visitor without becoming superimposed, while cold and heat and intense odours will accompany the tour, intensifying its sense of evocation.

Inside the museum a sophisticated communication system will guide the individual visitors speaking and giving instructions in his own language and on the basis of his specific requests.

The ground floor could house conferences and meetings which could benefit from the potential of a  virtual display. Within the space of a few minutes the configuration of a part of the museum could be readjusted to the specific theme of such a conference. This would offer the participants an opportunity for much greater detailed exposition and add a great sense of involvement through an extraordinary combination of innovation and technology.

FIXTURES AND FACILITIES

The various rooms of the museum will be made from panelling that reaches up to 50-60 cm from the ceiling. This panelling will be of varying thickness up to a maximun of 60cm to accommodate the computers and electronic control systems. The lower and upper edges will house the illuminations for segmented lighting. The actual panels will be treated with corrugated polymer resins. The floor will be black linoleum and the ceiling will be painted a non reflecting black.

For the section dedicated to the excavation tunnels, pre-assembled, metal-coated and oxidised rock-simulating modules will be used. In the area left free of panelling, directly under the ceiling, will be visible air conditioning conduits and the covered ones for the equipment cables, stage and emergency lighting, public address, television cameras, networking, video-projection and other technological supports.

One of the most modern and exclusive technological features of the museum will be the internal communications system. The visitor will be given a badge on entry  that memorises his language, age group and interests. Each time the visitor approaches a reception point his presence will be registered by the communications system which will display information in his own language and on the basis of his age group.

 The badge contains a battery-less transponder activated by the radio frequency from the reception point which will communicate his code and then display the appropriate sequence.  The badge can be easily returned on exit, though even its loss would not be serious, as it costs less than 1 Euro.

Even more impressive, however, will be the transmission of vocal messages (through a revolutionary ultrasonic amplification system) that will reach only the interested party, without disturbing others present.

Both the system of automatic identification of visitors and the use of ultrasonic transmission represent state of the art technology and make this museum the first at world level to use it for the achievement of truly unique results. It will be the first museum system capable of interacting directly with the visitor, even when unsolicited, and of speaking to him in his own language in response to his age group and interests; it will show him images and documents and plunge him in virtual environments that will stimulate all his senses.

 

1. THE ENTRANCE

This itinerary has been imagined as a tour around the ancient cities that were destroyed by the Vesuvius, which become increasingly clearer at close range as we gradually work through the museum and begin to perceive the signs and sensations that they are able to send out.

The ancient world presents itself  as  a sort of virtual parallel world, and admission is only for those who can become aware of its presence by searching for its hidden traces. A museum like this becomes a kind of exhibition of ideas and feelings and can hold its own with a more traditional exhibition of real objects, precisely because, in the end, both have the objective: to unveil our past.

The steep stair to the museum is illuminated by glows of blue and red light. A scanner traces ancient graffiti onto the walls. In the background a large backlighting of a famous painting illustrates the descent into the excavations. In the entrance hall there is a plan of the museum together with some large panels of backlit frescoes and an enlargement of the marble slab which was exhibited  at the entrance of the forum at Herculaneum and listed all its two thousand male citizens.

Huge enlargements of the faces of citizens of ancient Herculaneum accompany the visitor up to the entrance. If we stop to look at them they will start to tell us the stories of their lives.

 

2. EXCAVATION BY TUNNELS

This first section of the museum commemorates the rediscovery of Herculaneum, which occurred in 1700 through drilling tunnels and well shafts. Herculaneum, unlike Pompeii, was covered by over twenty metres of volcanic material which made it impossible to carry out open air excavations, also because the site was completely built over by the subsequent city, as it is still is today.

Out of the Villa dei Papiri, the Theatre and the Basilica surfaced hundreds of statues, treasures and objects of incomparable beauty. Contemporaries were simply astonished at sight of these wonders that continued to come up from under the ground.

The props metaphorically reconstitute the wells and excavation tunnels in a timeless context, which could be one of antiquity but could also be one subsequent to our civilisation, to indicate our need to recognise in every historical period the traces of our own past. However, the discovery of antiquity can only take place if we learn to identify its traces, which, when processed by powerful computer technology, are able to reconstruct the ancient civilisations in the form of a virtual parallel world.

A breach in the rock constitutes the entrance into the tunnels of the excavations around the year 1700.

From the graffiti on the wall it is possible to hear weak echoes of the voices of the ancient inhabitants; actors from the theatre, courting couples exchanging caresses along the corridors and steps, the voices of the workmen digging and those of the very first visitors: Leopardi, Pope Pius IX who went down into the bowels of the theatre accompanied by a an impressive train of people, and even the cries of fear of those who used them as air raid shelters during the last war.

-The traces become more marked when we pass from the echoes of the voices to the shadows of the objects which came out of the well shafts up to the surface. On one of the pillars there is the imprint of  a statue left in the molten  mud.

-Through a breach in the rock it is possible to see the various wings of the Forum of Herculaneam, which has never come to the surface. If one puts one’s head into the breach one’s ears will be assailed by the voices of the people who used to throng there.

-The walls of the shafts are covered by drawings and reconstructions that architects had projected  on the basis of the discoveries. Frescoes and mosaics that are damp to the touch fill the walls.

-The transition to the virtual world is getting closer all the time and from an opening in the rock face we recognise the ruins of what must have been the splendid belvedere of the Villa dei Papiri.

-In a sudden vortex of sensations the remains of that splendid colonnade come to life and become a terrace onto the sea. The spray of seawater seems real and a warm breeze envelops us with a scent of the sea. But it is all over in a moment and a second later everything is as cold as it was before.

-But the signs are clear by now. In the last stretch of the gallery the mosaics come to life under our feet as we pass, and the splendid room at the end  returns to its original appearance.

-In front of the exit from the excavation, a shower of numbers covers the visitor who will be able to see in that mass of figures outlines and shapes.

 Then these shapes fill with colour and the virtual world of digital archaeology unveils itself in full.

 

3. THE EXHIBITION ROOMS

The main part of the museum contains a series of rooms dedicated to the various aspects of life in the ancient cities. The tour  terminates with a simulation of the eruption and a return through the excavation shafts along a dark tunnel.

 

THE CAVE

 At the centre of the large entrance hall, like a fluorescent monolith, the CAVE will stand surrounded by window  displays, exhibits and the projection of virtual objects. The CAVE is the module for the simulation of the settings in which will be visualized the virtual reconstructions of the houses and places of the ancient cities. The projections will take place on the three side walls (excluding that of the entrance), on the ceiling, and, depending on the possibility of excavation, on the floor. Each side of the room could measure up to four metres.  The reconstructions presented will be produced by 3D models  made by Capware for the film “A Journey to Pompeii”. The CAVE will be covered by semi-transparent amber plexiglass, enabling one to see, even at a distance the backlighting system, the mirrors and the various levels of projection, and will present a futuristic and suggestive aesthetic appearance.

The large hall will also contain exhibition systems produced by the most up to date technology that serve to underline its unique nature and evocative force of the museum.

 

-A long thin window displays objects that carry traces of their past; a looking glass made of silver in which we catch a glimpse of the girl who used it; a glass goblet that still contains reflections of the banquets it was present at; a plate in the centre of which figures of warriors appear by turns.

-                                        Two 19’ 3D virtual windows display a series of clay objects and sculptures. The technology used in these state of the art displays offers stereoscopic vision without need for special glasses, making it possible to view the objects  three dimensionally, just as in a conventional museum.

-The model of an antique vase on a plinth is placed on a slowly rotating platform. On the vase are shown, like frames from a film, the various positions of a running athlete. A small strobe light illuminates the vase, which comes to life and shows the movements it had originally wished to capture.

-On a shelf are exhibited a number of small gold objects which, through large lenses, it is possible to rotate and magnify.  In reality the lenses are small holographic displays that show images of the objects produced in real time from 3D models. The objects themselves are holographic projections obtained by Mirage dishes. These optical instruments are made of ellipsoidal boxes with mirrored internal surfaces, at the centre of which the object to be displayed is placed. By a complex system of deviation of rays of light, the image is projected outside the box,  in an immaterial form. 

-At the centre of the room two large shields conceal Mirage dishes of greater dimensions capable of reproducing the virtual images of small statues. Any visitor who tried to touch them would make contact only with the air.

-Along the walls and on the floor there is a succession of magnified projections of animated clay figures produced by vector processing, holograms, and messages traced by scanners and small video projectors.

From this room there is access to the bathrooms and the emergency exits.

 

SCULPTURE

This display shows new instruments for study made available by the use of three dimensional models of statues created by large scanners and lasers. It is possible to enlarge, rotate, measure, modify, and give new contexts and materializations to the sculptures.  A touch-screen allows one to select a work of art and to modify it, while a large screen shows the result.

 

PAINTING

Here the intention is to astonish the visitor by showing in all their impressiveness the great cycles of paintings of Pompeii taken from the Villa dei Misteri, Murecine, Poppea and Fanio Sinistore etc.

The presentation is through an extended video-projection of the  frescoes and is effected by a line of frontal projectors. At the end we see a lateral projection of virtual reconstructions of the interiors that the frescoes came from.

 

THE THEATRE

In one of his poems on war Ovid describes how, when the enemy army appeared on the horizon, first one saw the heads of the soldiers, then gradually their bodies down to the feet, just like in the theatre, where the screen rising usually depicted warriors in combat.

Lucretius recalls the collected atmosphere that the rose-coloured awnings, billowing overhead between the beams, created in the theatre, preventing all distraction from outside.

These are the effects that the exhibits in this room seek to recreate. The great scene of the theatre and the stage in front of it are magnified by large side mirrors.

At the front a video-projection onto a semi-transparent tulle screen shows the rising of the theatre screen itself. High above billow the awnings made of black tulle, which gradually changes to a red colour that then spreads to the entire room.

An imperceptible spray of rose water envelops the spectators while the sound of minstrels and the actors’ voices complete the evocation.

In the adjoining room a succession of monitors display virtual architectural reconstructions of the theatre and the square it was situated in; the mechanisms used to operate the awnings and screen; the machinery used to produce sound effects and flashes of light, and the system used for amplification. One exhibit is made up of three masks and a microphone connected to a synthesizer. When the visitor speaks into the microphone he will hear his voice modified as if he were speaking from behind one of the masks.

 

THE FORUM

Reconstructions of the forum of Pompeii are projected onto a long wall with superimposed figures of the people who frequented it at various times of the day. This sequence starts at the dawning of the day and ends when it is pitch black, and is accompanied by the voices and sounds of the place.

A sundial projected on the ground indicates the time of day, while props in the form of pillars lend a sense of atmosphere to the scene.

To complete the exhibition there is a large plan of the forum and a series of touch screens on which it is possible to work out the cost of living of the time by working out the price of basic commodities.

 

THE GLADIATORS

This  display aims to convey the feelings felt by the gladiators when they passed through the dark tunnels to the fighting area in the amphitheatre. There is  a simulation of  passing through a long corridor which from the cold and dark of underground leads to the heat, noise and dazzling light of the arena. The noise of the gates, the shouts of the soldiers, the cheers of the other gladiators, the roar of the wild animals below one’s feet and the  clamour of the crowds follow one up to the palisade around the arena.

Through this palisade in cloud of smoke that simulates the dust it is possible to catch scenes of the crowds and the combat between the gladiators.

On one of the walls there is a large fresco that records the first forms of violence at the stadium, between the supporters of Pompeii and Nocera.

 

THE THERMAL BATHS

A narrow passage leads into a bluish, misty room full of steam which reminds one of thermal baths. On the walls and floor there are material panels upon which mosaics are illuminated by profilers and made damp with water. A circular wall surrounds a bathing area in which a water screen displays diaphanous images of women at the baths.

A most original display unit allows one to smell the scent of the different essences that ancient Romans commonly used. By placing one’s head close to the dispenser it is possible to select the various scents which, thanks to a powerful air extraction unit, will not become intermixed.

These scents  have been synthesized using an extraordinary and entirely new electronic system that is able to reproduce any odour.

 

THE HOUSES

Here the home is described through the objects it contained. Five large windows made from polarized glass conceal a number of everyday objects; a comb, a strongbox, a colander, an inkwell etc..  

When the visitor approaches the glass becomes transparent and the window lights up, while the object suspended within becomes visible.

The base made of non-reflecting glass shows a video of scenes involving the object itself. A vocal commentary is heard only by the viewers of the window.

On the walls large panels illuminated by profilers show black and white images of the interiors of the houses of Pompeii.

 

VILLA  DEI PAPIRI

in the centre of the room there is a large model of the villa that shows the areas that have been excavated. On the central wall there is a video projection of  its virtual reconstruction. To the side there are two monitors that show the site of the villa,   the excavation tunnels and a panel with the plan of the villa drawn by Weber.

 

THE PAPYRUS SCROLLS

A great portal drawn on a transparent wall leads to the exhibition of the papyrus scrolls found in the villa and alludes to the dream of one day finding the great library of Herculaneum in its entirety.

Within there is a back projection of the heads of the philosophers whose portraits were found together with their books. A touch screen allows one to select, by author or subject, one of the papyrus scrolls of which fragments will be visualized. 

 

THE DESTRUCTION

The penultimate part of the museum is dedicated to the tragic end  of the cities around the Vesuvius. The description left to us by Pliny the Younger acts as the connecting element between the various exhibits. These are: the view seen from the ship that took him to the scene of the disaster, his landing and the darkness of the end.

 

THE ERUPTION

A large white relief model of the area around Vesuvius shows the volcano in the foreground and the surrounding territory to the sea. A frontal projector and one from above animate and colour the model during the various phases of the eruption. A display shows the passing of the hours accompanied by simulations of explosions and tremors. Lateral monitors show the development of the eruption in the cities of Pompeii, Herculaneum, Oplontis and Stabiae  by images, seismographs, gas levels, temperature and the extent of the destruction.

 

THE END

The scenes of the silent movie “the Last days of Pompeii” are being shown on a semi-elliptical screen as the room is blasted by red lightning. A pile of volcanic fragments lies in front of the screen in simulation of the destruction.

The red of the large painting of the escape from Pompeii seen at the entrance, the din of the volcano and the cries of the people are now transformed into the silence of the black and white images which turn to the pitch black of a narrow passageway. As we pass along it we hear only the sound of groans and distant thunder and see the flames of a few candles slowly go out.

After this the silence is only broken by the slight crackling of volcanic fragments under our feet.

 

                                                           ….then came the dark, but it was not that of a moonless or cloudy night; rather it was that of a room in which a lamp had been put out. You could hear the screams of the women and the children crying, and the voices of men shouting; some were shouting to their parents, others to their children or wives, and trying make them out by the sound of their voices. (Pliny the Younger-1st C.  A.D.)

 

THE RETURN

At the end of the dark passageway a gush of light once again discloses the ruins of the city. We are back where we started from, as if to mark the unceasing alternation of civilisations.

As we peer at ourselves in the water of a well we look as if time had stopped for us. Then up the steep stairs we come out again “to once more behold the stars”

 

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